Nel 1427 era signore di Cercemaggiore Antonio Molise, cui
successe il figlio Paolo e, nel 1478, la sua unica figlia,
Giovannella, sposò Alberico Carafa, conte di Marigliano e
duca di Ariano.
I Carafa di Ariano furono molto legati al feudo di Cercemaggiore,
alla chiesa e al convento di S. Maria della Libera, di cui
furono grandi benefattori. Furono difatti loro a porre riparo
ai gravi danni che il paese, castello compreso, avevano subito
nel disastroso terremoto del 1456, in cui trovarono la morte
40 persone. I Carafa ampliarono il castello. A loro successero
i Doria che comprarono feudo e castello nel 1652. e rimasero
a Cercemaggiore fino al 1813. In tale anno venne acquistato
dal Marchese Don Nicola Vulcano di Napoli ed attraverso gli
eredi confluiti nella famiglia Ma stellone pevenne infine
con atto di vendita nel 1905 alla famiglia Felice di Cercemaggiore.
Durante la signoria dei Doria il castello fu ulteriormente
sistemato ed abbellito. Da allora il castello cominciò lentamente
ad andare in rovina. Nel 1952 fu comprato da Padre Antonio
Rocco, e nel giro di due anni restaurato ed adibito ad Istituto
per gli orfani della Mater Orphanorum (2). Il castello conserva
la sua imponenza, si eleva sulla roccia solido e massiccio;
sono visibili la torre circolare nel punto di chiusura dell'antica
cinta muraria del paese con il Castrum (la scomparsa Porta
a Monte), i resti di una torre quadrata a nord-ovest (parzialmente
demolita nei riattamenti moderni), l'antica cantina con volta
a botte, il portale con lo stemma gentilizio dei Doria, le
scuderie, anch'esse con volta a botte provviste di finestrelle
a bocca di lupo. Da struttura militare dopo il XVI secolo
il castello si andò trasformando in residenza estiva per i
feudatari. Dell'epoca dei Doria si conserva ancora intatto
il baldacchino del letto, con il soffitto dipinto nel 1752
da Nicola Falocco di Oratino, una bella mensola o consolle
in pietra su colonnina ed una porta in legno dorata(3) (recentemente
scomparsa). Negli ampi spazi del cortile si eleva su un arco
un imponente scalone, che porta alla terrazza superiore, e
su questa affaccia la serie di belle porte e finestre con
stipiti in pietra per l'accesso ai vari ambienti residenziali.
Tracce di piani superiori obliterati nella metà degli anni
'50 sembrano attestati da tracce di pitture ancora esistenti
nel sottotetto moderno del corpo centrale, così come alcuni
ambienti ipogei mai esplorati nell'area nord del complesso
attualmente murati ed intravisti negli anni '90 per la posa
di una moderna caldaia.
(1) Per un maggiore studio sulle vicende legate ai Da ponte
si veda : S.Vannozzi, I Da Ponte, nuovi elementi storici intorno
ai primi Signori di Cercemaggiore, Riccia, Vipera e Ponte
in epoca normanna, in Millimetri, a.VII n.3, mag-giu.2005
. (2) Per la ricostruzione dei passaggi di proprietà e le
vicende moderne su questo complesso : S.Vannozzi, Il "Palazzo"
di Cercemaggiore, storia e recupero dell'antico castrum cercese,
in Millimetri, a. VI , n.3, mag-giu. 2004. (3) Una bella immagine
in b/n di questa porta probabilmente settecentesca è nell'unica
monografia esistente dedicata a questa struttura a cui speriamo
faccia in futuro seguito un nuovo ampliamento documentario
delle fonti. Si tratta del pregevole libretto del P. Michele
Miele, Il Castello di Cercemaggiore, Napoli s.d. ,ma probabilmente
del 1961.
CENNI STORICI
Nel territorio di Cercemaggiore le testimonianze più antiche
sono visibili sul Monte Saraceno, alto circa 1085 mt., qui
vi è una parte di una poderosa fortificazione che risale all'epoca
dei sanniti. Alla stessa epoca risale una fattoria tornata
alla luce recentemente, questa rappresenta l'unico esempio
di edificio di questo genere. Uno dei momenti più salienti
per quanto riguarda la storia di Cercemaggiore risale all'
864 dove, lo stesso paese fu distrutto e saccheggiato dai
Saraceni. Sono venute alla luce ampie tracce che riguardano
il periodo del Medioevo; infatti in località Caselvatica a
qualche chilometro dall'abitato si apre un vero e proprio
spaccato di abitato medievale, c'è ancora una massiccia torre
riadattata ad abitazione la quale presenta vari fori d'avvistamento
e feritoie di epoca successiva al Medioevo.
In una solitaria località, vicino l'abitato sorge il convento
di Santa Maria della Libera, una leggenda locale dice che
il convento sorge nel luogo dove un contadino rinvenne nel
secolo XV un recipiente di terracotta che custodiva una statuetta
della Madonna e dal foro lasciato nel terreno sgorgò una sorgente
d'acqua. All'interno del convento vi sono due refettori; in
quello maggiore campeggia un grande affresco raffigurante
l'Ultima Cena del 1666, di Nicolaus de Fenico di Campobasso,
invece nell'affresco minore si ritrae la Cena di San Domenico.
All'interno della chiesa è custodita la statuetta della Madonna
della Libera. La chiesa di Santa Maria del Monte presenta
come detto in precedenza segni medievali, grazie all'intervento
della Sopraintendenza archeologica con un intervento di scavo
e restauro questa è stata restituita alle sue caratteristiche
originarie; l'edificio risale al secolo XII-XIII, all'interno
è diviso da tre navate, delle quali quella centrale confluisce
in una spaziosa abside. Infine il portale risale al XIII secolo
richiamando l'arte gotica e come hanno dimostrato i restauri
, fu sovrapposto a quello precedente di tipo romanico.
FESTE E SAGRE
Le maggiori feste si svolgono nel periodo estivo, dove si
svolge una mostra di artigianato locale. L'ultima domenica
di giugno viene organizzata, sulla strada provinciale di Capoiaccio
lo slalom "Città di Cerce". Inoltre vi sono numerose fiere:
l'11 Settembre (San Vincenzo), il 29 d'aprile (San Biase),
l'1-2 luglio e il 4 agosto (San Domenico) sono in vendita
merci e bestiame.