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CENNI STORICI SUL MOLISE

Difficile per il Molise è stato raggiungere una autonomia amministrativa che è arrivata solo nel 1963. Infatti verso la fine del XVI secolo, Camillo Porzio, il grande storico della Congiura dei baroni, in una relazione del Regno di Napoli al vicerè marchese di Mondesciar, scriveva che i re di Napoli "diedero nome di provincia a questo contado di Molise, la quale paragonandola alle altre province del Regno, nonchè dell'Italia, è piccolissima". Il contado di Molise era frammentato e smembrato, come faceva rilevare nel '700 l'abate Pacichelli.Nel decennio riformatore dei Napoleonidi di Napoli, che segue al breve, ma terribile e convulso periodo della Rivoluzione del 1799 e successiva feroce reazione borbonica, l'autonomia amministrativa del Molise perviene alla prima definizione. Il "Corriere di Napoli" di sabato 4 ottobre 1806 apriva con questa notizia: "Con legge del 24 Settembre, Sua Maestà Giuseppe Napoleone Bonaparte, udito il consiglio di stato ha ordinato quanto segue: 1) Il Contado di Molise è separato dalla provincia di Capitanata, e formerà una provincia a parte; 2) la residenza dell'Intendente sarà in Campobasso; 3) rimarrà in Isernia un sotto-intendente". Vincenzo Cuoco, l'ingegno più alto che il Molise abbia espresso, direttore del foglio ufficiale del Governo Napoletano, sottolinea l'importanza della suscritta legge cui era stato il principale ispiratore, "Il fato del Contado del Molise è stato per 200 anni quello di essere mal conosciuto dai geografi e trascurato dal Governo. Questa stessa provincia meritava, più che non si creda. Senza nome e senza fatti propizi, senza strade, amministrata da autorità lontane e quasi sempre straniere". Al primo traguardo dell'autonomia molisana si aggiungeva, poco dopo il decreto di Gioacchino Murat del 4 maggio 1811 con il quale si aggiungevano ai distretti di Campobasso ed Isernia, quello Basso Molisano di Larino. Nello stato unitario, l'aggregazione Abruzzo-Molise rispecchia l'iniziale necessità di amalgama e la tendenza ad uno stato centralista ed autoritario. Le due regioni continuano a vivere una vita amministrativa e sociale diversa e separata in quanto economia e società dell'Abruzzo sono collegate con l'Italia Centrale, mentre economia e società del Molise sono collegate con l'Italia Meridionale. Le attività delle tre zone molisane, alto medio e basso Molise, restano separate anche a causa delle notevoli difficoltà di comunicazione viarie e ferroviarie.Nonostante questo e le rivalità municipali, vi è la consapevolezza dell'Unità regionale. Anche nel periodo del centralismo statale postunitario, il regionalismo molisano fa sentire la sua voce come rivendicazione di separazione dall'Abruzzo, come sostiene in un consiglio Provinciale del 1920 Giambattista Masciotta. Con qualche indicazione di maggiore spessore politico sociale interviene il movimento dei combattenti molisani confluiti nel Partito molisano d'azione, convergente con quello sardo. Con indicazioni politico ideologiche il Congresso regionale molisano del 1922 convocato dall'organizzazione del Partito Popolare. Dopo la caduta del fascismo l'iniziativa regionalistica registra un momento di notevole significato politico durante i lavori dell'Assemblea Costituente, allorchè la richiesta della Deputazione molisana di distacco dall'Abruzzo viene sostenuta ed ampliata in un'ottica regionalistica da Emilio Lussu. Il risultato fu l'undicesima disposizione transitoria della Costituzione che pone un termine di 5 anni per evitare la condizione limite di un milione di abitanti per nuove regioni. La disposizione, scaduta nel 1953 viene prorogata nel 1957 con iter costituzionale (doppia approvazione del Senato e della Camera dei Deputati) fino al 31 dicembre 1963. A pochi giorni da questa data, e cioè con Legge costituzionale 27 dicembre 1963 n. 3 - Gazzetta Ufficiale sabato 4 Gennaio 1964, le Camere danno vita alla Regione Molise. Un ulteriore assetto territoriale ed amministrativo avviene nel 1970 con la formazione della Provincia di Isernia.

 

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