| Membro
di una numerosa prole, il padre gli tramanda la predilezione per
la musica classica. Nato a Campobasso circa cinquant'anni fa,
Dallara si sposta in tenerissima età sotto l'ombra della Madonnina,
a Milano, al seguito della sua famiglia, anche perché il padre
aveva origini lombarde. Non porta a totale compimento gli studi
superiori, iniziando nel frattempo a frequentare con una certa
assiduità l'associazionismo religioso locale, dove ha modo di
costatare ed affinare ulteriormente la sua vocazione per il pentagramma
vocale. Comincia pian piano a farsi strada nel mondo dello spettacolo
musicale, allargando il giro di locali ove forniva prova del proprio
talento, e non limitandosi solamente a piccole sale danzanti.
La prima espressiva e fortunata affermazione giunge con il brano
"Come prima”. L'innovativo modo di dar voce ai suoi temi musicali
fa sì che gli sia attribuito, in pieni anni Cinquanta, il titolo
di "urlatore”. Il suo rappresentò, infatti, anche nel panorama
del Vecchio Continente, un rivoluzionario approccio concreto al
mondo delle cinque note, considerando anche i tempi. A lui s'ispirarono
qualche anno più tardo autorevoli esponenti della canzone italiana,
quale ad esempio Domenico Modugno. L'allora imperante ritmo musicale
quasi serafico subisce, grazie al cantante d'origine molisana,
un certo scossone. Nei periodi seguenti Tony Dallara incrementa
i successi personali, partecipa con profitto ad alcune edizioni
del Festival di Sanremo e Canzonissima, arrivando così a proporre,
e riscuotendo grosso credito presso il pubblico, un altro componimento,
"Romantica”, su testo dell'attore Renato Rascel. Sotto certi aspetti
scavalca episodicamente anche altri cantanti di grosso calibro,
quali il già citato Modugno o Teddy Reno. Le sue canzoni hanno
un notevole seguito anche in Estremo Oriente, come "Bambina innamorata”.
Dallara si diletta con passione anche nel ramo delle raffigurazioni
grafiche, e mette su diverse mostre pittoriche personali sia in
Italia che all'estero, avvantaggiandosi del fatto che qualche
importante critico non disdegna di affiancarlo nel presentare
al pubblico i suoi lavori. Una supposta nota dolente, riguardante
Tony Dallara, è costituita dalla sua presunta ambiguità mostrata
nei rapporti col Molise, anche se a ridosso degli anno ‘60 ad
incrementare questa trasparenza non del tutto lineare pare certamente
abbiano contribuito avventate speculazioni giornalistiche. Ciò
è dimostrato chiaramente dal suo esplicito attaccamento alla simbologia
religiosa campobassana. |