ANTONIO DI PIETRO

L'alfiere di molte battaglie giudiziarie nasce a Montenero di Bisaccia nel 1950, da una famiglia d'agricoltori. Dopo aver peregrinato per un paio d'anni in un seminario ed in alcune località italiane, ottiene il diploma di perito elettrotecnico. Segue una pausa in Germania, dove svolge mansioni d'operaio. Torna poi in Italia per iniziare la carriera nella Pubblica Amministrazione, e supera un concorso bandito dal Ministero della Difesa, con la funzione di vigilanza sulle armi dell'esercito. Nello stesso tempo frequenta l'Università e consegue la laurea col massimo punteggio, sul finire degli anni Settanta. Brilla in altri due concorsi, il primo come segretario comunale e l'altro come commissario di Pubblica Sicurezza, che gli permette di lavorare nella Scuola superiore di Polizia e dopo, nel capoluogo lombardo, come funzionario di polizia giudiziaria. Ha un personale metodo investigativo proteso all'introspezione degli indagati. La sua reale aspirazione è però quella di ricoprire un ruolo in magistratura. Dopo l'abilitazione a procuratore è inquadrato nei ruoli giudiziari, dopo aver superato il relativo concorso nell'81. Dapprima è assegnato a Bergamo, successivamente a Milano. Il suo metodo iniziale d'indagine piuttosto spiccio provoca alcune incomprensioni con i colleghi, che inoltrano invano alcuni esposti al Consiglio Superiore della Magistratura. I suoi indizi di prova sono basati principalmente sulla "chiamata di correità”, riferita a situazioni criminose nelle quali sono coinvolte una pluralità di persone. Tale costante di prova sarà applicata da Di Pietro nell'inchiesta che lo ha reso più celebre, nota come "Mani Pulite”, e nel suo primo rilevante impianto accusativo, passato nelle cronache giudiziarie come "patenti facili”. Egli ha voluto avviare un radicale processo d'informatizzazione degli apparati giudiziari, ed in virtù di ciò è stato un esperto d'apposite Commissioni ministeriali. Altra inchiesta da lui portata a termine con successo è stata quella denominata "carceri d'oro”, ed ancora l'indagine volta ad appurare irregolarità nella conduzione gestionale dell'Azienda trasporti municipali milanese – ATM-. Antonio Di Pietro, affiancato dal proprio mezzo informatico, ha inferto con le sue indagini un duro colpo all'intreccio perverso esistente tra alcuni settori della politica, i collettori di tangenti, i beneficiari ed il sottobosco politico coinvolto nel malaffare. Ha quindi colpito settori, anche imprenditoriali, fino allora colpiti marginalmente dalla scure giudiziaria, scoperchiando quindi diversi livelli sino allora protetti da una sorta d'impunità. In seguito a problemi avuti a livello politico e giudiziario, dai quali comunque è uscito quasi sempre a testa alta, ha lasciato, forse inspiegabilmente, la toga da alcuni anni. Ultimamente è il leader carismatico di un movimento politico da lui ispirato, "L'Italia dei Valori”, che propugna tra l'altro una più decisa riforma del sistema elettorale italiano in senso maggioritario. E' stato anche eletto senatore in un collegio toscano, nelle fila del centrosinistra. Opinionista del settimanale "Epoca”, ha avuto una parentesi anche come ministro dei Lavori Pubblici, carica dalla quale si è dimesso in seguito ad alcuni contrasti.

 

© Pg 2000-2005