| L'alfiere
di molte battaglie giudiziarie nasce a Montenero di Bisaccia nel
1950, da una famiglia d'agricoltori. Dopo aver peregrinato per
un paio d'anni in un seminario ed in alcune località italiane,
ottiene il diploma di perito elettrotecnico. Segue una pausa in
Germania, dove svolge mansioni d'operaio. Torna poi in Italia
per iniziare la carriera nella Pubblica Amministrazione, e supera
un concorso bandito dal Ministero della Difesa, con la funzione
di vigilanza sulle armi dell'esercito. Nello stesso tempo frequenta
l'Università e consegue la laurea col massimo punteggio, sul finire
degli anni Settanta. Brilla in altri due concorsi, il primo come
segretario comunale e l'altro come commissario di Pubblica Sicurezza,
che gli permette di lavorare nella Scuola superiore di Polizia
e dopo, nel capoluogo lombardo, come funzionario di polizia giudiziaria.
Ha un personale metodo investigativo proteso all'introspezione
degli indagati. La sua reale aspirazione è però quella di ricoprire
un ruolo in magistratura. Dopo l'abilitazione a procuratore è
inquadrato nei ruoli giudiziari, dopo aver superato il relativo
concorso nell'81. Dapprima è assegnato a Bergamo, successivamente
a Milano. Il suo metodo iniziale d'indagine piuttosto spiccio
provoca alcune incomprensioni con i colleghi, che inoltrano invano
alcuni esposti al Consiglio Superiore della Magistratura. I suoi
indizi di prova sono basati principalmente sulla "chiamata di
correità”, riferita a situazioni criminose nelle quali sono coinvolte
una pluralità di persone. Tale costante di prova sarà applicata
da Di Pietro nell'inchiesta che lo ha reso più celebre, nota come
"Mani Pulite”, e nel suo primo rilevante impianto accusativo,
passato nelle cronache giudiziarie come "patenti facili”. Egli
ha voluto avviare un radicale processo d'informatizzazione degli
apparati giudiziari, ed in virtù di ciò è stato un esperto d'apposite
Commissioni ministeriali. Altra inchiesta da lui portata a termine
con successo è stata quella denominata "carceri d'oro”, ed ancora
l'indagine volta ad appurare irregolarità nella conduzione gestionale
dell'Azienda trasporti municipali milanese – ATM-. Antonio Di
Pietro, affiancato dal proprio mezzo informatico, ha inferto con
le sue indagini un duro colpo all'intreccio perverso esistente
tra alcuni settori della politica, i collettori di tangenti, i
beneficiari ed il sottobosco politico coinvolto nel malaffare.
Ha quindi colpito settori, anche imprenditoriali, fino allora
colpiti marginalmente dalla scure giudiziaria, scoperchiando quindi
diversi livelli sino allora protetti da una sorta d'impunità.
In seguito a problemi avuti a livello politico e giudiziario,
dai quali comunque è uscito quasi sempre a testa alta, ha lasciato,
forse inspiegabilmente, la toga da alcuni anni. Ultimamente è
il leader carismatico di un movimento politico da lui ispirato,
"L'Italia dei Valori”, che propugna tra l'altro una più decisa
riforma del sistema elettorale italiano in senso maggioritario.
E' stato anche eletto senatore in un collegio toscano, nelle fila
del centrosinistra. Opinionista del settimanale "Epoca”, ha avuto
una parentesi anche come ministro dei Lavori Pubblici, carica
dalla quale si è dimesso in seguito ad alcuni contrasti. |