| Nasce
nel capoluogo molisano nella metà del secolo scorso, da padre
originario di Trivento. Frequenta con successo la Scuola Normale
di Pisa, e si occupa nello specifico di letteratura tedesca. Successivamente
allarga la sua sfera d'interesse alla glottologia in generale,
e non ancora trentenne è docente di materie letterarie classiche
nelle strutture ginnasiali di Bologna e della città meneghina.
Poi, sempre in giovane età, gli è conferita la facoltà di poter
insegnare lettere classiche nell'ateneo napoletano. Attestati
di benemerenza per il lavoro che svolge gli furono attribuiti
da Benedetto Croce e Niccolò Tommaseo. Socio di un importante
circolo letterario partenopeo, presiede per un quadriennio l'Accademia
dei Lincei, ed è parte di quella della Crusca. Nel suo lavoro
d'indagine letteraria si è interessato dei grandi autori nati
sul suolo italiano, come Dante Alighieri, Alessandro Manzoni,
Torquato Tasso. Egli era propugnatore della corrente tendente
ad adottare il fiorentino con opportuni aggiustamenti, secondo
la visione manzoniana. Per quanto riguarda il Molise, Francesco
D'Ovidio si occupò degli aspetti connessi al modo di parlare derivante
dal dialetto campobassano, e dedicò un suo scritto alla ricorrenza
del Primo centenario della Provincia molisana. Il suo slancio
fu sempre teso al miglioramento morale e sociale degli abitanti
della sua terra natia ed alla manifestazione organizzata in occasione
del quarto di secolo dalla sua morte intervenne l'allora Presidente
della Repubblica Luigi Einaudi. Dai critici è stato ritenuto che
egli abbia dato durante la giovinezza il meglio di sé intellettualmente,
e gli è stata rimproverata una relativa limitata attenzione riguardante
gli aspetti storici, pur non venendo affatto meno il riconoscimento
per la sua puntigliosa metodologia di ricerca. |