FRANCESCO D'OVIDIO

Nasce nel capoluogo molisano nella metà del secolo scorso, da padre originario di Trivento. Frequenta con successo la Scuola Normale di Pisa, e si occupa nello specifico di letteratura tedesca. Successivamente allarga la sua sfera d'interesse alla glottologia in generale, e non ancora trentenne è docente di materie letterarie classiche nelle strutture ginnasiali di Bologna e della città meneghina. Poi, sempre in giovane età, gli è conferita la facoltà di poter insegnare lettere classiche nell'ateneo napoletano. Attestati di benemerenza per il lavoro che svolge gli furono attribuiti da Benedetto Croce e Niccolò Tommaseo. Socio di un importante circolo letterario partenopeo, presiede per un quadriennio l'Accademia dei Lincei, ed è parte di quella della Crusca. Nel suo lavoro d'indagine letteraria si è interessato dei grandi autori nati sul suolo italiano, come Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Torquato Tasso. Egli era propugnatore della corrente tendente ad adottare il fiorentino con opportuni aggiustamenti, secondo la visione manzoniana. Per quanto riguarda il Molise, Francesco D'Ovidio si occupò degli aspetti connessi al modo di parlare derivante dal dialetto campobassano, e dedicò un suo scritto alla ricorrenza del Primo centenario della Provincia molisana. Il suo slancio fu sempre teso al miglioramento morale e sociale degli abitanti della sua terra natia ed alla manifestazione organizzata in occasione del quarto di secolo dalla sua morte intervenne l'allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Dai critici è stato ritenuto che egli abbia dato durante la giovinezza il meglio di sé intellettualmente, e gli è stata rimproverata una relativa limitata attenzione riguardante gli aspetti storici, pur non venendo affatto meno il riconoscimento per la sua puntigliosa metodologia di ricerca.

 

© Pg 2000-2005